Archive for the ‘La mia Sardegna’ Category

I DOLCI SARDI

Venerdì, Agosto 24th, 2007

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<p>morbidi.JPG Gli ingredienti per gli amaretti.

350 gr.mandorle dolci. 150 gr di mandorle amare. 500 gr zucchero. 3 albumi.

Spellare le mandorle, metterle in un mortaio assieme allo zucchero e pestarle sino a che entrambi non siano amalgamati. lo zucchero deve assorbire tutto il liquido delle mandorle.
A parte montate a (neve) gli albumi delle uova e mischiateli alle mandorle pestate.
Lavorate l’impasto lentamente.
Avrete cosi’ ottenuto la farina di mandorle, e la preparazione degli amaretti diventerà a questo punto semplicissima. con l’impasto formate delle palline e schiacciatele al centro, a piacere si può mettere una mandorla al centro.

Preparate una teglia ricoperta da un foglio di alluminio, mettete in forno e lasciateli cuocere a media temperatura.
Quando gli amaretti avranno ragiunto il loro caratteristico colore dorato, sfornateli, e lasciateli freddare.

Questa ricetta è un dolce tradizionale, dei matrimoni e dei battesimi.

LE MIGLIORI RICETTE DELLA SARDEGNA

Sabato, Luglio 7th, 2007

GNOCCHETTI SARDI AL SUGO ( MALLOREDDUS)

Ingredienti per 4 persone.
gr. 400 di farina di grano duro (o metà semola e metà farina bianca) un cucchiaio d’olio d’oliva, un pizzico di sale:

Ingredienti per il sugo:
gr. 100 di polpa di manzo e gr. 100 di polpa di maiale macinate, 4 cucchiai d’olio d’oliva, una cipollina tritata, gr. 500 di pomodori pelati freschi o in scatola, qualche foglia di salvia, basilico tritato, sale e pepe, pecorino grattuggiato.

Preparazione degli gnocchi:

Sulla spianatoia Impastate la farina con il sale, l’olio lo zafferano sciolto in un po d’acqua e altra acqua, aggiunta a poco a poco, fino a ottenere un impasto omogeneo e piuttosto sodo, fate tanti bastoncini grossi come una matita tagliateli a tocchettini e schiacciateli col pollice, passandoli su un setaccio: in Sardegna si usa il “ciurli”.

Preparazione del sugo:

Soffriggete nell’olio la cipolla con la salvia, rosolate le carni e, appena asciutte, versate i pomodori salate, pepate e portate a cottura.
Lessate gli gnocchetti in abbondante acqua bollente salata. Togliete al sugo la salvia e aggiungete il basilico.
Condite gli gnocchetti, scolati al dente, e completate col pecorino.

La Cucina Sarda Unica e Genuina.

Sabato, Luglio 7th, 2007

Cucina Sarda

Prodotti tipici, unici e genuini

La Sardegna è una delle mete più ambite dai turisti nazionali e internazionali, non solo per le sue bellezze naturali, ma anche per la sua originale e ricca gastronomia basata su ricette antiche tramandate di generazione in generazione.
Ogni provincia rispetta la propria tradizione utilizzando i prodotti tipici della zona. Grazie anche alla posizione geografica dell’isola, compresa tra il mare, le lagune pescose ed i rilievi dell’interno, gli ingredienti tipici della cucina sono molto differenziati ma nello stesso tempo semplici e naturali.

ANTIPASTI
Il caratteristico piatto sardo che precede il pranzo o la cena è costituito da salumi misti prodotti artigianalmente, prosciutto crudo, formaggio pecorino sardo, olive, il tutto guarnito con della verdura freschissima. Oppure è possibie trovare un antipasto che può comprendere granchi, cozze, arselle, patelle, datteri di mare, chiocciole, ricci, aragosta, polpo, bottarga di muggine.

PANE E PASTA
La tradizione sarda vanta diversi tipi di paste, secche e fresche, e di pani tipici. Ingrediente base è sempre la semola di grano duro, utilizzata per preparare i famosi malloreddus, il pane carasau conosciuto anche come carta da musica, la fregola composta da pasta lavorata a mano dalla forma di piccole palline e tostata al forno, i culurgionis con ripieno di ricotta.

SECONDI
Tra i piatti a base di carne è caratteristico il porchetto allo spiedo, arrostito e insaporito coi rami di mirto, il capretto e la pecora bollita.

Oppure una grigliata mista di pesce.

Famosi anche le Aragoste di Stintino e Alghero.

Il Pane in Sardegna

Giovedì, Luglio 5th, 2007

pani-tradizionali-sardi.jpgpane-carasau-o-carta-da-musica.jpg Varietà di pane

Esistono almeno quaranta forme diverse di pane in tutta la Sardegna, ognuna caratteristica di una località o di una ricorrenza. Alcune sono autentici lavori d’abilità realizzati da massaie o fornai.
Alle forme di pane più tradizionali si affiancano oggi pani più comuni, adatti al pubblico dei turisti che numerosi frequentano l’isola, soprattutto nella parte costiera.
Ricordiamo però che il pane in Sardegna non è semplicemente un alimento. C’è un museo a Cagliari, presso l’Università, dove sono esposti tutti i tipi di pani rituali dell’isola, che consente un viaggio di grande interesse nella storia delle tradizioni locali. Si va dai pani di consumo corrente a quelli confezionati per determinate occasioni, battesimi, nozze, festeggiamenti vari, celebrazioni patronali e così via. Alla base di tutte le lavorazioni c’è la scelta della semola o della farina di grano tenero, la lavorazione a mano delle forme e la cottura nel forno a legna.

I COCCOI

È un pane considerato delle feste, che si ritrova in varie regioni della Sardegna con nomi e aspetti diversi secondo la zona. È comunque sempre abbellito da decorazioni eseguite con le forbici direttamente sulla pasta. I vari coccois s’identificano con i nomi delle forme assunte: aranada per melagrana, pisci o pilloni se imitano un pesce o un uccello, tostobinu una tartaruga, matz ‘e froris un mazzo di fiori, anadixedda un anatroccolo.
Nelle feste di matrimonio di stampo tradizionale con sposi e invitati in costume il pane ha forme elaborate di foglie intagliate, dischi ricamati, veri e propri bouquet nei quali la pasta riproduce perfettamente fiori, frutta e animali in composizioni barocche di grandissimo effetto.

IL PANE CARASAU

È il più conosciuto e diffuso anche fuori dall’isola, visto che si mantiene a lungo croccante.
La sua preparazione era quasi una cerimonia celebrata dalle donne di casa per la buona riuscita del lavoro degli uomini sui pascoli. Per ottenere la sfoglia sottile e croccante del pane carasau, il grano viene separato in semola, crusca e farina, per ottenere poi il semolato rimacinato di grano duro pronto per la panificazione.
L’impasto del semolato, con acqua, lievito e sale, viene fatto lievitare per ben due volte in forme che una prima cottura fa gonfiare. È questa la fase da cui tutto dipende. Le forme devono gonfiarsi dividendosi in due sfoglie, prendendo dal forno la forma di un irregolare palloncino di pasta. Vengono allora tolte dal forno e con un coltello vengono separate le due sfoglie sottili, che infornate e cotte nuovamente diventano croccanti. Sono i sottilissimi fogli chiamati anche carta da musica.
Nato dalla necessità di mantenere gusto e fragranza per mesi, il pane carasau era l’alimento base dei pastori, che l’accompagnavano con formaggio di pecora o capra; si può gustare anche nella sua variante guttiau, condito con olio d’oliva e sale e dorato nuovamente in forno.
Con il pane carasau si preparano piatti semplicissimi come il «pane frattau», composto di strati di sfoglia imbevuti di brodo e alternati a sugo di pomodoro, formaggio pecorino grattugiato e uova in camicia cotte nel brodo. Un pasto completo dove si legano meravigliosamente i sapori delle due anime, contadina e pastorale, della Sardegna più vera.
Una variante è il PISTOCCU, originario della zona dell’Ogliastra; ha forma rettangolare suddiviso in due sfoglie dopo una prima cottura e infornato di nuovo. Somiglia al pane carasau, ma è più spesso e solido, Anticamente ne esistevano una versione ricca, con semola e fiori di farina, e una più modesta, a base di cruschello e farina d’orzo, preparata per la transumanza dei pastori.

Sardegna: La mia terra Nativa

Martedì, Luglio 3rd, 2007

Nasco in un piccolo paesino della Gallura, Sardegna, a Gennaio del 1954.

Il giorno che venni alla luce nevicava. L’usanza era di immergere il piedino del bambino appena nato dentro la neve, per preservarlo dalle infezioni batteriche. Ricordo non presi mai un raffreddore: la mia salute era di ferro.

La mia infanzia fu molto serena e gioiosa, nonostante ci fossero degli alti e bassi in famiglia per l’orgoglio paterno.